Gli step registrano macrofasi utili alla diagnosi: validazione, preparazione, isolamento, ricostruzione o verifica. Non sono una seconda macchina degli stati e non dimostrano da soli che ogni comando della fase sia concluso.
Un errore conserva il punto e il contesto necessari per capire che cosa è accaduto, senza riportare password o contenuti sensibili. Nei flussi recenti, se una condizione essenziale non può essere verificata, l'operazione si interrompe in modo fail-closed.
Fliclic non converte automaticamente ogni stato fermo in un nuovo tentativo. Dopo un crash reale possono restare richieste in esecuzione senza processo oppure risorse parzialmente modificate. In questi casi la diagnosi viene prima del reset: ripetere alla cieca una cancellazione o un restore sarebbe più rischioso dello stato esplicito di errore.
Fliclic evita di aggiungere code, revisioni o orchestratori paralleli quando gli stati e i workflow esistenti possono esprimere il problema. Questa scelta mantiene il sistema comprensibile, ma impone disciplina: ogni nuova funzione deve rispettare identità, stato, assegnazione del nodo, gestione dei segreti e dipendenze tra chiamante e componente operativo.
La semplicità qui non significa assenza di controlli. Significa scegliere il numero minimo di meccanismi che permetta di capire che cosa deve succedere, che cosa è successo e che cosa va fatto quando il risultato non è quello atteso.