Il restore offre un caso concreto del metodo. Una prima versione su archivio compresso impiegava oltre dodici minuti nello scenario documentato. Sarebbe stato facile concludere che la compressione fosse troppo costosa o aggiungere CPU e parallelismo.
La strumentazione ha mostrato invece accessi ripetuti e non sequenziali all'archivio. Lo streaming fisico ha eliminato la patologia. In seguito, i tempi per fase hanno identificato due costi distinti:
La verifica del Project ID è stata spostata su chiamate dirette tramite descriptor, mantenendo il controllo su ogni inode. Le sincronizzazioni per-file sono state sostituite da una barriera finale prima della pubblicazione, coerente con il fatto che l'albero resta isolato durante la ricostruzione.
Nel test finale documentato, il TAR.GZ streaming ha mantenuto un tempo complessivo intorno a 16,36 secondi e ridotto l'artefatto da circa 149 MB a circa 49 MB rispetto al TAR non compresso. Sono misure di uno scenario specifico, non uno SLA. Il risultato importante è che la sicurezza dell'archivio, le verifiche no-follow e la quota non sono state rimosse per ottenere velocità.